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Di corsa, verso il baratro

Nostra intervista all’economista Alessandro Petretto. Senza una rapida inversione sui temi economici, si prepara per l’Italia un futuro sul modello dell’Argentina o della Nord Corea.

Redazione Solo Riformisti

di Redazione Solo Riformisti | 16 Giugno 2019

Si preparano giorni caldi in tema economico per il nostro Paese. A luglio i governi europei decideranno sulla proposta di avvio di una procedura di infrazione avanzata dalla Commissione. Per ora il Governo sembra intenzionato ad andare avanti sulla strada intrapresa. Sulle possibili conseguenze di un simile atteggiamento abbiamo intervistato il Prof. Alessandro Petretto, professore emerito di economia pubblica all’Università di Firenze.

La lettera della Commissione UE richiama l’Italia al rispetto delle regole sul debito e sul deficit: che può succedere se la risposta sarà “noi tireremo diritto”?

Se si guarda ai meccanismi previsti dalle norme six packsi avvierà una procedura di infrazione per violazione della regola del debito, con tutti i passi specificatamente indicati, fino alle sanzioni. E’ la prima volta che si manifesta la violazione sulla dinamica del debito che è la più grave di quelle previste dalle regole di disciplina fiscale. Oltretutto, non solo il debito su Pil ha ripreso a salire nel 2019, ma continuerà a crescere nel biennio 2020-2021, come da DEF. La Commissione europea ha davanti a sé un grafico che esprime, per tutti i paesi dell’Eurozona, la combinazione saldo strutturale-debito su PIL: il punto IT è quello più lontano nel quadrante negativo-negativo. Da qui in poi la decisione spetta agli stati membri, nel Consiglio Europeo di luglio. Nei confronti dei paesi più influenti l’Italia ha tenuto fin qui un atteggiamento spesso a dir poco sprezzante, talvolta da pecorella smarrita. E’ vero che le regole europee devono essere cambiate, ma come si può sperare di ottenere qualche concessione in questo modo? Vedremo

Al di là delle eventuali sanzioni, la reazione dei mercati con innalzamento dei tassi richiesti e difficoltà di rifinanziamento del debito potranno spingere l’Italia fuori dall’euro con il ritorno alla lira?

L’estate potrebbe essere molto calda, se non vi saranno ripensamenti o stravolgimenti politici. Le prime a pagar pegno saranno le banche italiane a causa del così detto “cappio al collo”, il circolo vizioso che lega il rischio dei debiti sovrani alla instabilità del sistema bancario. Con l’innalzamento dello spread i prezzi dei titoli di stato in mano alle nostre banche diminuiranno di molto e con loro gli attivi, con conseguente crisi di capitale. I parametri della regolazione bancaria Europea andranno tutti in sofferenza e anche la liquidità verrà a mancare. Per fermare la deriva l’Italia dovrà accedere a prestiti condizionati dell’European Stability Mechanism, un sistema molto esigente in quanto a disciplina fiscale. A questo punto potrebbe scattare la tentazione Italexit……

Ma recuperata la sovranità monetaria secondo il sogno dei sovranisti sarà possibile battere moneta e finanziare il debito come se non ci fosse un domani riportando l’Italia al tempo pre-divorzio Tesoro Banca d’Italia?

Ammesso che si recuperi l’agognata sovranità monetaria e si cominci a battere moneta, con annessa inflazione, ciò che renderà comunque instabile il sistema sono i movimenti di capitale. La fuoriuscita di capitali obbligherà a svalutare a più riprese la moneta nazionale e da qui la spirale in salsa argentina. Sovranità monetaria, cambi stabili e liberi movimenti di capitali sono tre scenari incompatibili (il così detto “triangolo delle incompatibilità” di Robert Mundell) e quindi l’Italia dovrà introdurre controlli sugli scambi finanziari: a quel punto la salsa da argentina diverrà coreana (del nord).

L’altra idea forte dei sovranisti è che con la svalutazione della ritrovata lira rispetto all’euro, si potranno aumentare le esportazioni avere più crescita e più lavoro: ma gli altri paesi staranno a guardare senza reagire?

La svalutazione competitiva della moneta troverà anch’essa un ostacolo nei movimenti di capitali. Inoltre, in uno scenario di totale isolamento l’Italia giocherà un gioco non-cooperativo contro paesi che seguono regole in qualche modo coordinate. Anche la matematica ci dice che il giocatore isolato, specie se non autosufficiente, perde! E poi se è la svalutazione il desiderio malcelato perché non hanno fatto quella fiscale/contributiva: una riduzione shock del cuneo fiscale e del costo unitario di prodotto (magari agendo sull’IRAP) impiegando le risorse usate per quota 100? E’ una provocazione, lo ammetto….

Ma la svalutazione – come insegnerebbe la scienza economica – aumenta il costo delle importazioni e aggiunge inflazione importata a quella già provocata all’interno?

Il maggior costo delle materie prime e delle importazioni dei beni strumentali innalzerebbe i costi di produzione, abbattendo la competitività delle imprese. Esattamente il contrario di quella politica sul cuneo fiscale di cui alla precedente domanda. Con l’immissione di moneta senza freno avremo inflazione con alti livelli di disoccupazione. Si tornerebbe alla stag-inflationdegli anni ’70, che non a caso ci ha dato anche il terrorismo.

Produzioni nazionali che sostituiscano i beni importati comportano costi maggiori per i consumatori: non si rischia un meccanismo che la autoalimenta?

Tutte le produzioni nazionali possono mai sostituire i beni importati. Si ha così una perdita secca di benessere: un risultato da manuale di economia del commercio internazionale…..

Ma il saldo commerciale conseguente ad una guerra doganale consentirà di finanziare la bolletta energetica che l’Italia deve pagare all’estero per le forniture necessarie?

Dalle guerre doganali non escono bene nel lungo periodo neppure le grandi economie, fornite di grandi riserve di risorse. Sicuramente no l’Italia!

Alla fine della giostra, chi saranno vincenti e perdenti in questo ritorno al passato ricercato da una politica che mette la testa sotto la sabbia per non vedere le grandi sfide dei nostri tempi?

Credo sia meglio formulare la speranza che qualcosa o qualcuno li fermi prima di arrivare a questi scenari. Tuttavia, la storia ci ha insegnato come il nostro paese preferisca toccare il fondo prima di risalire. Purtroppo la crisi della politica, la debolezza delle istituzioni, le riforme mancate, un’indole degli italiani poco disposta ai sacrifici per il bene comune, gli effetti perversi di natura sociologica della Grande crisi, ci hanno consegnato questo quadro desolante……

Ho troppi nipotini per non sperare ardentemente di essermi sbagliato con la visione pessimistica di questa intervista!

Redazione Solo Riformisti