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L’ultima estate di Blessing

La morte della piccola Blessing, nel fiume Reno, non può non far riflettere. La
madre nigeriana, anche per favorirne l’integrazione, l’aveva mandata per la prima
volta ad un campo estivo.

Eugenia Vanis

di Eugenia Vanis | 5 Luglio 2019

E’ morta, la piccola Blessing, scivolata nel solo mare che si poteva

permettere la sua famiglia; quella “spiaggia”, sul fiume Reno, dove la

bambina era in gita con il campo estivo a cui era affidata.

Premetto che sono assolutamente solidale con chi dovrà vivere il resto

dei propri giorni con il rimorso per quello che è accaduto; a

prescindere dall’esito delle indagini che doverosamente saranno

svolte, sia che assolvano sia che condannino per omessa custodia (non

riesco a immaginare altro capo di imputazione) l’animatore del gruppo.

C’è molto da riflettere, comunque, in questa tristissima vicenda di

mezza estate: una famiglia nigeriana i cui due figli sono nati in

Italia; la madre che finalmente ha trovato lavoro e che ha dovuto

affidare i bambini ad altri; la volontà, probabilmente, di consentire

loro di avere una vita uguale a quella di tutti i loro amici, italiani

o no: inverno a scuola, estate ai campi estivi.

Dell’inverno e della scuola rimane una bella foto, quella che tutti

noi abbiamo, analoga, in qualche cassetto: la bambina con il grembio

azzurro e il colletto bianco ben stirato, penna in mano ed astuccio

aperto, la lavagna sullo sfondo. Diverso il colore della pelle ed i

capelli, composti in belle treccine, in segno di ordine e di rispetto

verso una comunità, la scuola, che ti accoglie e ti fa crescere

insieme alla comunità dei compagni,

Della sua ultima estate invece mi ha colpito la frase della madre:

“era la prima volta che l’affidavo a qualcuno”. Era la ricerca di

integrazione che ha indotto i genitori a agire fuori dalla logica del

loro costume, magari forzando se stessi ed adottando modelli di

educazione diversi dai propri? Non lo sapremo mai, credo, e la pietà

verso Blessing e la sua famiglia ci dice che è giusto solo condividere

il dolore della sua mamma, del padre, del fratellino. Senza

interrogarsi.

Ai funerali vorrei ci fossero i suoi compagni di classe, con i loro

genitori, le maestre: perché i bambini devono essere amati, ma devono

amare prima di tutto; educati all’amore.

La scuola, in questo, può essere la vera risposta a quella deriva

pericolosa a cui stiamo assistendo; e perché la vita e la morte di

Blessing solo così potranno avere un senso.

 

Eugenia Vanis