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La ricchezza degli italiani

Il debito pubblico italiano è poco più della metà della ricchezza detenuta dagli italiani che non si fidano delle possibilità di investimento presenti sul mercato. Eppure tenere tanta liquidità nei conti è un vero non-senso.

Il tocco di Alviero

di Il tocco di Alviero | 17 Giugno 2019

Italiani popolo di santi, poeti e navigatori”. Si direbbe anche di risparmiatori, a giudicare da alcune proposte di legge che stanno avendo vasta eco negli ultimi giorni. A prescindere però dalla ricchezza presunta o reale detenuta in cassette di sicurezza, anche gli ultimi dati Banca d’Italia sulla ricchezza (privata) detenuta delle famiglie italiane, ci confermano che tra conti correnti, liquidità circolante e depositi l’importo totale è di circa 1.400 miliardi di euro. In completa liquidità. In crescita di poco più di 300 miliardi solo nell’ultimo decennio. La ricchezza totale delle famiglie invece ammonta a 4.290 miliardi di euro. (comprendendo gli investimenti finanziari).

Lo so che l’accostamento fa paura e ribrezzo, ma  giusto per dare un ordine di idee, a marzo 2019 il debito pubblico si è attestato a poco meno di 2.360 miliardi di euro.

Ma ha senso tenere tutta questa liquidità sui conti? Soprattutto alla luce delle politiche ultra espansive da parte della BCE degli ultimi anni che hanno determinato rendimenti nulli sui conti stessi e considerando un costo medio (sempre dati Banca di Italia) di 79 euro per la sola gestione del conto stesso? Probabilmente no, soprattutto alla luce di tre fattori: 1) il rischio bail-in (per chi avesse più di 100 mila euro su singolo istituto), 2) le sempre paventate “patrimoniali” di cui abbiamo un solo episodio nella nostra storia (il prelievo forzoso nel 1992) e, soprattutto, 3) il convitato di pietra che ha il nome di inflazione. Per dare una idea, solo nell’ultimo decennio l’inflazione si è mangiata 10 miliardi “reali” di euro di minore potere d’acquisto.

Come se ne esce? È parere di chi scrive che l’Italia sconti ancora una bassa educazione finanziaria, la liquidità è associata a un “tesoretto” di cui abbiamo visto i limiti, mentre altre asset class di investimento sono percepite con grande diffidenza,  se non rischio.

Sono probabilmente di parte per suggerire la soluzione, eppure un dubbio mi sorge spontaneo: l’italiano ha speso nel 2018 circa 4,8 miliardi in polizze contro i rischi e ben 100 miliardi in gioco d’azzardo.

Che avessimo frainteso il senso ludico della trasmissione “Rischiatutto”?

Il tocco di Alviero