Home / Rubriche e segnalazioni / Nuvole e mercati / La lezione di Deutsche Bank

La lezione di Deutsche Bank

di Il tocco di Alviero | 15 Luglio 2019

Deutsche bank si “reinventa”. Suonano più o meno così le parole del suo Ceo, che ha illustrato ad analisti e giornalisti la più grande trasformazione della banca, da 150 anni a questa parte. Eh si, perché la DB, è davvero un mito nazionale, è nata un anno prima del Reich di Bismarck, nel 1870 e da lì ha decretato (e custodito) la ricchezza dei tedeschi.

E ora cambiar pelle non sarà proprio così indolore. Qualche numero: 18 mila dipendenti in meno (sui 92 mila attuali, ovvero circa il 20%), come pure il 20% di derivati in meno (oggi a 1.300 miliardi di euro), 1 anno di perdita e 2 anni senza dividendi. Il tutto da fare entro il 2022. In cambio, il patrimonio di vigilanza sarà più saldo, verrà creata una bad bank, i costi saranno in riduzione e ci saranno investimenti in tecnologia: insomma i classici capisaldi di qualunque piano industriale che viene annunciato in pompa magna.

Eppure quando nel 1984 fu inaugurata la nuova sede di Francoforte, i due grattacieli vennero  soprannominati Soll e Haben:  dare e avere, per ricordare che il sistema bancario rimaneva un sottile equilibrio tra chi sa finanziare e chi può ricevere. Lezione persa.

“Siamo ossessionati a soddisfare i nostri clienti!” ha chiuso la conferenza il nuovo Ceo, tradendo anche teutonico orgoglio, di chi sa che non può deludere il livello di attese. Peccato che questo mantra fosse stato già ripetuto nel passato da qualche suo “sfortunato” predecessore.

Si perché Il capo della DB è sempre stato più di un banchiere e contava più di un cancelliere. Bisognava impressionare e la ricerca della  grandezza è stata fatale. Trascurati i piccoli azionisti e i correntisti retail,  la DB si è interessata solo della clientela più abbiente. Ma i piccoli danno profitti, i grandi provocano perdite. Così è stata una continua rincorsa a tappare il buco. Nuove operazioni finanziarie spericolate sono state imbastite, i debiti sopravanzavano i profitti, dal 2002 al 2012 è stata guidata Ackermann (svizzero), poi da Anshu Jain(indiano). Nessun capo che parlasse il tedesco, guidavano la banca da Londra e svilupparono business sempre più rischiosi. Le azioni valevano oltre 100 euro nel 2014, 18 euro a dicembre 2017, oggi meno di 7 euro. Una storia purtroppo simile ad altre banche, anche al di fuori del confine tedesco.

Soll e Haben. In fondo basta trovare l’equilibrio. E forse, per primeggiare non serve essere “uber alles”, ma bastano solo fondamenta più robuste.

 

Il tocco di Alviero